Gli animali del Parco

Il Monte Pisano da un punto di vista naturalistico è considerato un altopiano isolato, circondato da una pianura ampiamente urbanizzata, in cui trovano rifugio molte specie animali. La maggior parte di queste specie frequenta anche il Parco.

IL RITORNO DEL LUPO
Il Parco, così come il resto del Monte Pisano, è frequentato da almeno una famiglia di lupi appenninici (Canis lupus italicus). Il lupo è una specie protetta, un superpredatore, fondamentale per gli equilibri dei nostri ecosistemi naturali, che si sta di nuovo diffondendo in tutto il territorio italiano. Si nutre prevalentemente di ungulati e le sue prede preferite sul Monte sono i cinghiali. Nel Parco si possono ritrovare le sue impronte e i suoi escrementi (fatte).

I SIGNORI DEL PARCO
I cinghiali (Sus scrofa) sono i signori incontrastati del Parco e in generale di tutto il Monte Pisano, data la loro abbondanza su tutto il territorio. La loro assidua frequentazione del Parco può essere dedotta dalle numerose zolle di terra smosse con i loro grugni nella ricerca di cibo. Sono animali onnivori che si nutrono di tuberi, bulbi, semi, vermi, serpenti, lucertole e altri piccoli animali.

IL MAMMIFERO PIÙ PICCOLO D’ITALIA
La parte alta del Parco è frequentata anche da alcune specie di toporagno (famiglia Soricidae, ordine Eulipotyphla), tra cui il mustiolo (Suncus etruscus) che, con i suoi 4,5 cm di lunghezza (coda esclusa), è ritenuto il mammifero più piccolo d’Italia! I toporagni sono simili ai topi (ordine Rodentia) dai quali però si distinguono per il muso molto più allungato; si nutrono di insetti e di altri invertebrati, sono agili e veloci, vivono a terra e raramente si arrampicano.

MAMMIFERI VOLANTI
Nelle notti estive svolazzano sopra il Parco i pipistrelli (ordine Chiroptera) a caccia d’insetti, tra cui le zanzare. Tutti i pipistrelli italiani sono specie protette, hanno abitudini notturne e sono insettivori. D’inverno vanno in ibernazione, formando anche grandi colonie, all’interno di grotte, cantine, soffitte, edifici abbandonati o anche cavità degli alberi.

Gli altri mammiferi che frequentano abitualmente il Parco sono: la volpe (Vulpes vulpes), il tasso (Meles meles), la faina (Martes foina), la donnola (Mustela nivalis), il riccio (Erinaceus europaeus), l’istrice (Hystrix cristata) e i topi selvatici (genere Apodemus).

I PICCOLI ABITANTI DI CATASTE E MURETTI
I muretti a secco e le cataste di tronchi arsi del Parco sono microambienti ideali per la lucertola campestre (Podarcis siculus), per il geco comune (Tarentola mauritanica) e, in maniera minore, per la lucertola muraiola (Podarcis muralis) che trovano in questi luoghi un rifugio per riposarsi nelle ore più calde e in quelle più fredde, per andare in ibernazione durante la stagione invernale e per depositare le uova.Vivono in questi microambienti anche varie specie di invertebrati amanti degli angoli bui e umidi quali la scutigera (Scutigera coleoptrata), lo scorpione (Euscorpius italicus), i porcellini di terra (genere Armadillidium) e il millepiedi a palla (Glomeris marginata).

Visitano il Parco alla ricerca di prede, anche altre due specie di rettili: il biacco (Hierophis viridiflavus) e il saettone o colubro di Esculapio (Zamenis longissimus). Inoltre, nei terreni circostanti, sono stati osservati il ramarro (Lacerta bilineata), la natrice dal collare (Natrix helvetica) e il colubro di Riccioli (Coronella girondica).

UN’ASSENZA IMPORTANTE
Su tutto il territorio del Monte Pisano è assente la vipera (Vipera aspis), serpente velenoso presente, invece, nelle pianure circostanti.

NON È UN PARCO PER ANFIBI
L’ambiente troppo secco del Parco non è idoneo per gli anfibi; ma qualche rospo comune (Bufo bufo) può passare dal Parco nelle notti più umide alla ricerca di prede e nel vicino torrente Zambra di Montemagno è stata osservata la rana rossa italiana (Rana italica).

Oltre ai pipistrelli, anche molte specie di uccelli volteggiano sopra il Parco alla ricerca di cibo. La rondine (Hirundo rustica), il balestruccio (Delichon urbicum) e il rondone (Apus apus) catturano insetti in volo; mentre l’upupa (Upupa epos) preferisce nutrirsi a terra di insetti e di lucertole. Si tratta di quattro comuni specie di abili volatori migratori che giungono sul Monte Pisano all’inizio della primavera per nidificare e ripartono a fine estate per andare a svernare in Africa. Altre specie di uccelli comuni nel Parco, e in generale in tutti gli spazi aperti del Monte, sono la gazza (Pica pica), il colombaccio (Columba palumbus), le tortore (genere Streptopelia), il merlo (Turdus merula), le passere (genere Passer), la cinciallegra (Parus major) e le ballerine (genere Motacilla).

L’AQUILA DEI SERPENTI
Vari rapaci sia diurni sia notturni cercano le loro prede nel Parco, tra questi il più grande è il biancone (Circaetus gallicus), con un’apertura alare di quasi 2 m. Si tratta di una specie migratrice rappresentata sul Monte Pisano almeno da una coppia nidificante. È chiamato biancone per il suo caratteristico piumaggio ventrale molto chiaro, ed è detto anche aquila dei serpenti in quanto si nutre prevalentemente di tali rettili.

UNA MINACCIA PER L’ULIVETO
Infine, vengono a nutrirsi nel Parco, anche gli storni (Sturnus vulgaris), uccelli molto gregari che formano dormitori con migliaia d’individui e che volano spesso in grandi stormi in grado di adottare difese di gruppo nei confronti degli uccelli rapaci. Sono onnivori e sono ghiotti di olive, riescono a prenderne tre contemporaneamente: una con il becco e due con le zampe, lasciano cadere quelle nelle zampe, mangiano quella presa con il becco, poi raccolgono e mangiano le altre due!

UN MOLLUSCO AL SOLE
A differenza delle comuni chiocciole e lumache che prediligono ambienti umidi e ombrosi, Solatopupa juliana è un piccolo mollusco gasteropode, diffuso dalla Liguria orientale al Lazio settentrionale, adattato agli ambienti aridi che possiamo ritrovare nel Parco attaccato alle rocce o ai muretti a secco.

ALLEATI SOTTERRANEI
L’incendio del 2018 ha danneggiato anche il terreno del Parco che ha ripreso lentamente la sua fertilità, grazie anche al contributo dei lombrichi (genere Lumbricus), anellidi che vivono e si nutrono all’interno del terreno e, con la loro attività, rimescolano e ossigenano la terra contribuendo così alla formazione dell’humus.

GLI INSETTI IMPOLLINATORI
Una buona parte del prato del Parco è stata lasciata spontanea, senza essere tagliata, al fine di tutelare la biodiversità vegetale e animale, in particolare quella degli insetti impollinatori che trovano nell’ambiente prato un luogo ideale per ripararsi, nutrirsi e riprodursi. Il mantenimento dei prati spontanei è in linea con la Direttiva Biodiversità 2021 del Ministero della Transizione Ecologica che individua la tutela degli insetti tra le principali azioni per proteggere e ripristinare la biodiversità e assicurare il mantenimento dei servizi ecosistemici.
E così, sui fiori del Parco è facile osservare molti impollinatori tra cui api, sirfidi e variopinte farfalle come il macaone (Papilio machaon), la vanessa io (Aglais io), l’atalanta (Vanessa atalanta) e l’icaro (Polyommatus icarus). 

Oltre agli impollinatori, il Parco è frequentato da innumerevoli altri insetti: grilli; cavallette; formiche; mantidi, sia la comune mantide religiosa (Mantis religiosa) sia la più piccola e più rara mantide di Spallanzani (Ameles spallanzania); varie specie di cimici e di cicaline (Ordine Rhynchota), molte specie di coleotteri, tra cui le coccinelle (famiglia Coccinellidae), i cerambicidi (famiglia Cerambicidae), gli scarabei (famiglia Scarabaeidae), tra cui la brillante cetonia dorata (Cetonia aurata), e le lucciole (famiglia Lampyridae) che illuminano tutto il Parco nelle notti estive.

Infine, il Parco è caratterizzato dalla presenza di insetti stecco (genere Bacillus), magistrale esempio di mimetismo criptico, stretti e lunghi come stecchi, stanno tra l’erba e gli arbusti muovendosi lentamente proprio come se fossero dei rametti mossi dal vento.

CACCIATORI D’INSETTI
L’abbondanza di insetti non può che richiamare anche i loro predatori, fra cui i ragni. Tra le specie più appariscenti spicca il ragno vespa (Argiope bruennichi), così chiamato per il grande addome a strisce gialle e nere, che tesse grandi ragnatele tra la vegetazione per catturare le prede. Altri ragni, come i ragni-granchio (famiglia Thomisidae), invece, non fanno ragnatele, ma se ne stanno in agguato mimetizzati sui fiori in attesa di un insetto impollinatore.

ATTENZIONE ALLE ZECCHE!
In primavera e in estate nel Parco possono essere presenti anche le zecche, piccoli acari (classe Arachnida) ematofagi che si attaccano a molti animali, uomo compreso, e possono essere vettori di malattie infettive.
Istruzioni per rimuovere una zecca:
https://www.meyer.it/index.php/newsletter/giugno-2019/3569-zecche-istruzioni-per-toglierle

 


LE TRACCE DEGLI ANIMALI

Il Parco è frequentato da molti animali, ma spesso non sono facili da avvistare in quanto hanno abitudini notturne, scappano o si nascondono appena avvertono la nostra presenza, oppure vivono sottoterra o nascosti tra la vegetazione. Tuttavia è possibile ritrovare varie tracce che indicano il loro passaggio.

IMPRONTE
Impronte lasciate dalle zampe dei mammiferi, visibili soprattutto nel fango o sul terreno morbido.
Impronta di cinghiale – Il cinghiale è un unguligrado, cioè poggia solo gli zoccoli che sono unghie irrobustite. I due grandi zoccoli del 2° e del 3° dito lasciano sempre un’impronta evidente, mentre i due piccoli speroni posteriori del 1° e del 4° dito, a volte, non lasciano traccia. Lunghezza fino a 9 cm.
Lupo, cane e volpe sono animali molto simili che appartengono al gruppo dei canidi e sono digitigradi, cioè poggiano a terra solo le dita. Nella loro impronta sono riconoscibili i 4 cuscinetti delle dita, il cuscinetto centrale e le punte delle unghie.
Impronta di volpe – Ha i cuscinetti delle due dita centrali ben distanziati da quelli delle due dita laterali e molto spazio tra i 4 cuscinetti delle dita e quello centrale. Lunghezza fino a 5-6 cm.
Impronta di lupo – È stretta e ha molto spazio tra i 4 cuscinetti delle dita e quello centrale. Lunghezza fino a 10-11 cm.
Impronta di cane – Può essere di dimensioni diverse a seconda dell’età e della taglia dell’animale, ma è comunque più larga e arrotondata e con meno spazio tra i 4 cuscinetti delle dita e quello centrale.

ESCREMENTI
Gli escrementi o fatte (cioè le cacche!) sono molto importanti per conoscere un animale, soprattutto per stabilire quali zone frequenta e cosa mangia durante l’anno. Sono formati da parti di cibo non digerito, come ossa, penne, peli, unghie, resti di esoscheletri e parti legnose, e da muco, batteri e acqua.
Fatta di volpe – scura, lunga circa 7 – 8 cm, allungata e con una punta stretta, generalmente con semi e peli visibili. La volpe tende a fare i suoi escrementi in posti ben visibili, lungo i sentieri o sui sassi, in quanto costituiscono anche un segnale di avvertimento della sua presenza.
Fatta di lupo – di forma simile a quella della volpe, ma molto più grande e costituita principalmente dai peli della preda mangiata.
Fatta di cane – di forma e dimensione variabile, a seconda della taglia dell’animale, ma non ha mai all’interno dei peli, dato che il cane non caccia, ma viene nutrito dall’uomo.

ACULEI
Gli istrici sono grandi roditori notturni, caratterizzati da lunghi aculei bianchi e neri. Gli aculei sono peli modificati, robusti e pungenti che costituiscono un ottimo sistema di difesa. Gli aculei della coda più corti e a forma di coppetta. Quando gli istrici si sentono minacciati battono la coda e questi aculei producono un crepitio simile al suono di un serpente a sonagli!

PENNE
Gli uccelli cambiano regolarmente le penne e quindi può capitare di trovarle a terra. Se ne trovi tante, però, è probabile che si tratti di una spiumata, cioè una traccia di predazione. Per capire se il predatore è un mammifero o un uccello rapace si osservare il rachide (l’asse principale della penna): di solito i mammiferi recidono a morsi il rachide, mentre gli uccelli rapaci strappano le penne con gli artigli e quindi il rachide appare meno danneggiato.

 

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