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Montemagno – Percorsi storici-naturalistici Rinascita post-incendio

Osservazione della capacità rigenerativa del soprassuolo agroforestale spontaneo sulle aree interessate dall’incendio boschivo del 24-settembre 2018
AREA CAMPIONE
Per meglio comprendere la risposta del territorio del Monte Pisano al passaggio di violenti incendi boschivi è stata individuata un’area campione per osservare la capacità rigenerativa spontanea del soprassuolo agroforestale nei terreni percorsi dal fuoco il 24 settembre 2018. La scelta è ricaduta su una zona nella quale sono contenute tutte le varietà di piante presenti nell’intera area bruciata. All’interno di questa area campione sono stati individuati due percorsi itineranti lungo i quali sono poste alcune stazioni di osservazione delle singole specie forestali, a distanza di sette anni dall’evento. I percorsi, entrambi ad anello, sono stati scelti in base alla presenza delle singole varietà botaniche, in purezza o in consociazione, al fine di valutarne la capacità di resilienza a distanza di alcuni anni dal passaggio del fuoco. Entrambi e percorsi si snodano a monte dell’abitato di Montemagno con partenza e rientro nell’area a verde della frazione con possibilità di parcheggio.
Viaggiando in questi luoghi non possiamo non ripercorrerli anche storicamente, valutando come l’influenza umana che ha inciso sia sul suolo che sulla vegetazione.
Questo lavoro ci permette di stimare nel tempo l’evolversi del soprassuolo agroforestale più o meno condizionato dall’uomo. Percorrendo ogni stagione ed ogni anno, lo stesso itinerario, possiamo renderci conto come la vegetazione autoctona spontanea si evolve e rigenera i soprassuoli, cancellando anche le ferite più grosse, purché questi eventi non diventino ordinari.
PERCORSO BREVE
Il percorso pedonale, ad anello, parte e si conclude al parcheggio di Montemagno, area a verde e capolinea del servizio di trasporto pubblico. L’itinerario si snoda, per circa 3 km, su antiche strade pubbliche in parte ancora lastricate, strade interpoderali e piste forestali. La denominazione delle varie località attraversate deriva da un lessico locale che spesso da l’esatto significato del luogo nel quale ci troviamo, altri toponimi hanno perduto il contenuto storico mentre alcuni sono stati trasformati in epoche recenti.
Il percorso inizia dal parcheggio di Montemagno per proseguire lungo la strada della Fessa fino all’intersezione con la vicinale di Pietrasanta, la quale, lungo il suo percorso, lambisce le località, la Fratta, la casa del Papa, e le Vallecchie, dove è posta la prima stazione di osservazione botanica.
Proseguendo il nostro itinerario, superato il vallino delle Felci, incontriamo la seconda stazione, posta in loc. Pietrasanta all’interno del parco della ricordanza. Per raggiungere la terza stazione dobbiamo tornare leggermente indietro e salire attraverso una strada interpoderale che collega Montemagno alla Badia di San Michele alla Verruca.
Nel primo tratto incontreremo la Vallecchia e successivamente la testa della Fratta, a fianco della quale corre l’antica via pubblica dei Ronchi.
Proseguiamo il viaggio, sempre lungo l’interpoderale, fino ad intersecare un altro antico percorso che collegava l’abitato sottostante al bosco della Vernaccina e poco dopo incontriamo la terza ed ultima stazione botanica in area agricola. Entrati in area forestale troviamo la quarta stazione, la prima in area boschiva, posta in prossimità del vallino detto lo Zuffone.
Proseguendo sulla pista forestale, incontriamo la quinta stazione botanica all’altezza del bosco detto di Pagliarelli, dal soprannome del suo vecchio proprietario.
Lasciata la quinta stazione, dopo pochi metri, incontriamo la sesta, quella del Reto, la più ricca di specie botaniche per la presenza di acqua come risulta tra l’altro quella successiva, numero sette, detta del pollino, ricca di specie erbacee rare, caratteristiche delle aree umide.
Proseguendo il percorso incontriamo la stazione numero otto, ultima prima di rientrare scendendo, posta ai piedi del Col della Galera e dell’omonimo podere. Il rientro, verso Montemagno ci consente di intersecare strutture storiche di collegamento tra questa frazione e il suo comune capoluogo, che fino al 1884 era Vicopisano. Prima di incontrare l’ultima stazione botanica, la numero nove, posta all’origine della Zambra di Montemagno in località Pisticci, incontriamo loc. San Martino primo nucleo storico di Montemagno. Lasciata l’ultima stazione entriamo all’interno dell’abitato per discendere al punto di partenza.
STAZIONI BOTANICHE
Prima stazione botanica – Le Vallecchie
L’Oliveto
Area olivata non recuperata a produzione. Si possiamo notare, nonostante la ricrescita dei rovi, la straordinaria resilienza dei ricacci degli olivi danneggiati dal fuoco, già in fioritura da sette anni dall’evento.


Seconda stazione botanica – Pietrasanta – Parco della Ricordanza
L’Oliveto
Area particolare pregio dal punto di vista geologico e geomorfologico. Causa la presenza di grossi massi ciclopici di verrucano che non permettevano di stendere in linea i muri a secco, rispettando le curve di livello, durante l’opera di terrazzamento, si è proceduto ad una ” cucitura muraria a secco” tra un masso e l’altro in modo da ricavarne piccole porzioni di terreno per l’impianto dell’olivo. Questo ha fatto sì che su quest’area non sia stato possibile seguire i normali standard costruttivi né dei terrazzamenti del Monte Pisano né dei lunettamenti, presenti nelle aree calcaree del pedemonte.
Dal punto di vista botanico oggi, dopo decenni di abbandono e incendi, l’area è stata recuperata alla fruibilità, a cura dallo Sportello di agroecologia, quale testimonianza dei terreni che hanno subito eventi distruttivi dovuti al passaggio del fuoco.
A distanza di sette anni dall’ultimo evento, su questo terreno, è possibile valutare il grado di resilienza delle specie arboree e arbustive relitte, sia agricole che forestali.
Oggi possiamo ammirare un’area particolare, con essenze tradizionali della macchia mediterranea che convivono con le piante di olivo che hanno ricacciato dalle vecchie ceppaie, nonostante decenni di abbandono e ripetuti passaggi di fuoco.


I ricacci degli olivi curati dal 2021, a distanza di 5 anni sono già rientrati in produzione. Ha fino a 4,00 mt.

Particolari – altezza ricacci e fruttificazione luglio 2026 
Particolari – altezza ricacci e fruttificazione luglio 2026
Terza stazione botanica – La Vernaccina
L’Oliveto
Oliveto completamente percorso dal fuoco e recuperato a produzione.
La località è attraversata a rittochino da un collettore delle sovrastanti scoline di guardia ai terrazzamenti.
Nel post-incendio, il recupero di questo sistema scolante storico, tuttora funzionante, ha salvaguardato dall’erosione i terreni bruciati e permesso il recupero agricolo


Quarta stazione botanica – Vallino dello Zuffone
La Pineta e la Vegetazione di ripa
Questa zona, pur essendo in fondovalle è andata completamente in fumo poiché circondata da una pineta adulta non gestita e da un fitto sottobosco di eriche e ulex; la vegetazione di ripa presente ha già ricacciato dalle ceppaie.
Le pinete andate completamente distrutte hanno comunque disseminato prima di cadere a terra ed ora si sta sviluppando una rinnovazione naturale di pino impenetrabile, ma che dal punto di vista ambientale dimostra il massimo della reazione dei nostri boschi al fuoco.
All’interno dell’alveo la pseudoacacia ha già raggiunto dimensioni arboree e le ceppaie di castagno sono già in fioritura, il frassino orniello, non più eziolato dalla pineta adulta, si sta espandendo lungo la scarpata stradale.

Pineta Maggio 2026 
pseudoacacia Maggio 2026

Castagno in fioritura
Maggio 2026
Frassino orniello
Maggio 2026
Quinta stazione botanica – Pineta di Pagliarelli
La Pineta e il Sottobosco misto
Quest’area, ricoperta prima dell’incendio da una fitta pineta coetanea di circa 50 anni, oggi si trova in fase ricolonizzativa da parte del sottobosco, che ha già raggiunto la fase di stabilizzazione del suolo. La rinnovazione naturale di pino marittimo, frutto della disseminazione delle piante preesistenti e degli esemplari relitti ha superato la soglia di altezza del sottobosco e comincia già la sua fase fertile. Le essenze mediterranee latenti, eziolate prima dell’incendio dalla pineta, stanno ricrescendo dai ricacci con altezze oltre i 3 metri.

Rinnovazione essenze latenti – Corbezzolo, Maggio 2026 
Rinnovazione essenze latenti e sottobosco, maggio 2026 
Rinnovazione pineta, maggio 2026
In molte aree percorse da quell’incendio si notano già le prime pigne mature con singole piante di pino marittimo che superano i due metri di altezza
Sesta stazione botanica – Valle del Reto
La Vegetazione di ripa e il Castagno
La Valle del Reto origina il torrente Zambra di Montemagno e come tutti i corsi d’acqua montani è ricco di vegetazione di ripa che si espande e si consocia con altre essenze tipo castagno e frassino orniello.
L’umidità della zona e il tipo di vegetazione presente, hanno fatto sì che l’incendio al suolo abbia perduto di intensità e addirittura avrebbe potuto estinguersi se non fosse stato per il forte vento che innescava continui spotting. I salti di fuoco innescavano altri incendi a centinaia di metri di distanza, saltando anche la barriera verde costituita da questo corso d’acqua.

Consociazioni di vegetazione di ripa spicca il frassino orniello, l’ontano nero, il castagno, l’acero e il sambuco 
Consociazioni di vegetazione di ripa spicca il frassino orniello, l’ontano nero, il castagno, l’acero e il sambuco
Essenze di aree umide – felci. Maggio 2026
Settima stazione botanica – Pollino del Reto
La Vegetazione delle aree umide
In riva sx del vallino del Reto, a pochi metri dal torrente a monte della pista forestale, troviamo un cosiddetto pollino cioè un insieme di piccoli scoli di acqua in corrispondenza di un affioramento di uno strato di terreno impermeabile. Queste piccole aree sono dei veri e propri ridotti ecologici che contengono varie specie di essenze erbacee e arbustive caratteristiche delle zone paludose e spesso, come in questo caso, rare. Insieme ad erbe ed altri tipi felci palustri troviamo una vera rarità, da me conosciuta in soli tre luoghi in territorio di Calci, l’osmunda regalis. Gli altri due siti che ospitano questa specie sono presso la sorgente degli Spareti e nella Valle del Lato. In queste zone troviamo spesso, come in questo caso, anche piante di ontano nero che si riproducono naturalmente.

Vegetazione palustre sovrastata da una fronda di Osmunda Regalis – Maggio 2026 
Vegetazione palustre sovrastata da una fronda di Osmunda Regalis – Maggio 2026
Ottava stazione botanica – Area ai piedi del Col della Galera
La Pineta
L’ultima stazione, lungo la pista forestale per la Verruca prima della ridiscesa verso valle, comprende un’area diffusa caratterizzata dalla fase ricolonizzativa del soprassuolo da parte di ulex e da una rinnovazione coetanea di primo marittimo. Quest’ultimo dimostra un rapido accrescimento con piante di altezza già oltre i quattro metri e in fase fertile con produzione di pigne già da due anni. Le capitozzature delle piante di pino distrutte dall’incendio documentano lo stato avanzato della decomposizione del materiale legnoso morto. Queste sono ottime riserve di cibo per gli animali che si nutrono di insetti. Sporadicamente sul territorio, dopo il passaggio di incendi, in porzioni di terreno movimentato dagli animali, assistiamo come in questa stazione, alla nascita di piante di sorbo, frutto della disseminazione da parte degli uccelli.

Ulex – particolare 
Ulex in fase ricolonizzativa – Maggio 2026
Rinnovazione coetanea di pino marittimo

Rinnovazione coetanea di pino marittimo, infiorescenza di annata – maggio 2026 
Rinnovazione coetanea di pino marittimo, produzione di pigne da due anni – maggio 2026 
Sorbo nascita post-incendio – Maggio 2026 
Tronco di pino in decomposizione. Maggio 2026
Nona stazione – Zambra di Montemagno-Pisticci
La Vegetazione di Ripa
L’ultima stazione di questo percorso è posta nella parte di fondovalle dove l’incendio ha lambito il centro abitato. In questo luogo il vallino del Reto, dopo aver traversato la località Le Gorgone, origina la Zambra di Montemagno, torrente con nome femminile come l’altra di Castelmaggiore, che, una volta confluite insieme, originano la Zambra di Calci, ultimo affluente naturale in riva dx dell’Arno.
Come in tutte le zone traversate da torrenti perenni anche qui ritroviamo la classica vegetazione di ripa che in questo caso non ha subito grandi danni dal fuoco. Questa zona chiamata Pisticci, ospitava una sorgente pubblica che garantiva l’approvvigionamento idrico alla frazione. Lungo il corso d’acqua sono ancora presenti i vecchi lavatoi e il manufatto per attingere l’acqua potabile, realizzati dal comune di Vicopisano, prima che Montemagno passasse a quello di Calci.
L’ontano nero, la robinia e il sambuco, oltre al rovo, trovano in quest’area il loro classico ambiente di espansione.

Sambuco in primo piano 
interno del torrente.jpg 
Consociazione tra le varie specie botaniche – Maggio 2026
PERCORSO LUNGO
Il percorso pedonale, ad anello, parte e si conclude al parcheggio di Montemagno, area a verde e capolinea del servizio di trasporto pubblico.
L’itinerario si snoda, per circa 6 km, su antiche strade pubbliche in parte ancora lastricate, strade interpoderali e piste forestali. La denominazione delle varie località attraversate deriva da un lessico locale che spesso da l’esatto significato del luogo nel quale ci troviamo, altri toponimi hanno perduto il contenuto storico mentre alcuni sono stati trasformati in epoche recenti.
Il percorso inizia dal parcheggio di Montemagno per proseguire lungo la strada della Fessa fino all’intersezione con la vicinale di Pietrasanta la quale, lungo il suo percorso, lambisce le località, la Fratta, la casa del Papa, e le Vallecchie. dove è posta la prima stazione di osservazione botanica.
Proseguendo il nostro itinerario, superato il vallino delle Felci, incontriamo la seconda stazione, posta in loc. Pietrasanta all’interno del parco della ricordanza. Per raggiungere la terza stazione dobbiamo tornare leggermente indietro e salire attraverso una strada interpoderale che collega Montemagno alla Badia di San Michele alla Verruca.
Nel primo tratto incontreremo la Vallecchia e successivamente la testa della Fratta, a fianco della quale corre l’antica via pubblica dei Ronchi.
Proseguiamo il viaggio, sempre lungo l’interpoderale, fino ad intersecare un altro antico percorso che collegava l’abitato sottostante al bosco della Vernaccina. Da qui svoltando a sx si percorre una strada interpoderale che ci porta alla località I Ronchi dove incontriamo la terza ed ultima stazione botanica in area agricola.
Svoltando a dx si entra in area forestale e continuando a salire incontriamo la pista forestale San Bernardo Focetta, dove dopo poche decine di metri ci troviamo alla quarta stazione, in loc. Vigna di Fagiolo posta in prossimità del vallino detto dello Zuffone, anticamente era una selva di castagni con canniccio. La selve trasformata successivamente in vigna e il canniccio in ricovero giornaliero per il conduttore.
Proseguendo sulla pista forestale, incontriamo la quinta stazione botanica detta del Pollino che dalle strutture ancora esistenti, per la captazione dell’acqua e la tipologia dei terrazzamenti ancora visibili, possiamo ipotizzare, in origine, l’uso agricolo di quest’area.
Lasciata la quinta stazione, dopo alcune centinaia di metri, incontriamo la sesta, quella della vigna di Teodozio , la più ricca di castagni tanto da pensare che anticamente, nonostante il nome di vigna, sia stata una selve per la produzione di castagne da frutto.
Proseguendo il percorso incontriamo la stazione numero sette, al centro del col della Galera, in località detta La Casaccia.
Il percorso continua all’interno della giovane pineta, nata dopo l’incendio, fino ad incrociare la pista forestale Montemagno-Verruca dove, in loc. Selve di Giovannone, è posta l’ottava stazione botanica. Dalla stazione numero otto, svoltando a dx si scende fino a Sant’Alessandria dove è posta la nona e penultima stazione.
Il rientro, verso Montemagno ci consente di intersecare strutture storiche di collegamento tra questa frazione e il suo comune capoluogo, che fino al 1884 era Vicopisano. Prima di incontrare, l’ultima stazione botanica, la numero dieci, posta all’origine della Zambra di Montemagno in località Pisticci, incontriamo loc. San Martino primo nucleo storico di Montemagno. Lasciata l’ultima stazione entriamo all’interno dell’abitato per discendere al punto di partenza.
STAZIONI BOTANICHE
Prima stazione botanica – Le Vallecchie
L’Oliveto non recuperato
Area olivata non recuperata a produzione. Si possiamo notare, nonostante la ricrescita dei rovi, la straordinaria resilienza dei ricacci degli olivi danneggiati dal fuoco, già in fioritura da sette anni dall’evento.
Seconda stazione botanica Parco della ricordanza – Pietrasanta
L’Oliveto recuperato
Area particolare pregio dal punto di vista geologico e geomorfologico. Causa la presenza di grossi massi ciclopici di verrucano che non permettevano di stendere in linea i muri a secco, rispettando le curve di livello, durante l’opera di terrazzamento, si è proceduto ad una ” cucitura muraria a secco” tra un masso e l’altro in modo da ricavarne piccole porzioni di terreno per l’impianto dell’olivo. Questo ha fatto sì che su quest’area non sia stato possibile seguire i normali standard costruttivi né dei terrazzamenti del Monte Pisano né dei lunettamenti, presenti nelle aree calcaree del pedemonte. Dal punto di vista botanico oggi, dopo decenni di abbandono e incendi, l’area è stata recuperata alla fruibilità, a cura dallo Sportello di agroecologia, quale testimonianza dei terreni che hanno subito eventi distruttivi dovuti al passaggio del fuoco.
A distanza di sette anni dall’ultimo evento, su questo terreno, è possibile valutare il grado di resilienza delle specie arboree e arbustive relitte, sia agricole che forestali.
Oggi possiamo ammirare un’area particolare, con essenze tradizionali della macchia mediterranea che convivono con le piante di olivo che hanno ricacciato dalle vecchie ceppaie, nonostante decenni di abbandono e ripetuti passaggi di fuoco. Oggi possiamo ammirare un’area particolare, anche dal punto di vista del soprassuolo, con essenze tradizionali della macchia mediterranea che convivono con le piante di olivo, che hanno ricacciato dalle vecchie ceppaie nonostante decenni di abbandono e ripetuti passaggi di fuoco.
Terza stazione botanica – I Ronchi
La Pineta
Quest’area, ricoperta prima dell’incendio da una fitta pineta coetanea di circa 50 anni, oggi si trova in fase colonizzativa da parte del sottobosco, e da una rinnovazione naturale di pino marittimo, frutto della disseminazione delle piante preesistenti.Il pino ormai ha superato la soglia di altezza del sottobosco e comincia già la sua fase fertile. In molte aree percorse da questo incendio si notano già le prime pigne mature e singole piante che superano i tre-quattro metri di altezza.
Quarta stazione botanica – Vigna di Fagiolo
La Vigna e i Castagni
L’area anticamente selve di castagni con seccatoio, fu riconvertita a vigna dopo le grandi epidemie del 1800 di mal dell’inchiostro e cancro colorato. Si notano, all’interno del fondovalle e sulle scarpate, sia dei conglomerati di vegetazione di ripa sia alcune piante di castagno. Sulle pendici laterali in dx e sx, del torrente Zuffone è presente una rinnovazione naturale di pino marittimo con sottobosco consolidato. Anche se all’epoca dell’incendio quest’area si trovava in fase di semi-abbandono, data la sua posizione di fondovalle, una parte della vegetazione preesistente si è salvata.
Quinta stazione botanica – Il Pollino
Il Bosco misto
Di quest’area non abbiamo notizie storiche certe, ma osservando i manufatti presenti, compresa la captazione della piccola sorgente detta Pollino, possiamo presumere che anticamente fosse adibita a selve di castagno o addirittura, in piccola parte, ad orto. La presenza dell’acqua, anche se in forma minimale, ha fatto sì che si sia sviluppata una biodiversità botanica straordinaria con essenze erbacee tipiche delle aree umide; qui anche diverse piante di alto fusto hanno resistito al fuoco e stanno reagendo al danno subito. L’acqua rende quest’area interessante altresì per la presenza di insetti e anfibi.
Sesta stazione botanica – Vigna di Teodozio
Il Castagneto
Questa località come tante altre del territorio di Calci continuano a chiamarsi “Vigna di …..” pur non essendo più tale e non lo è mai stata a memoria d’uomo. Questo molto probabilmente, finita la cosiddetta piccola era glaciale, la nuova fase climatica, più calda, favorì le grandi epidemie fungine relegando il castagno da frutto a quote più elevate; al posto delle Selvi già terrazzate furono impiantate le viti anche se con scarso successo, tant’è che ne è rimasto solo il nome di “Vigna” Attualmente i castagni in questa zona sono rimasti solo come pianta spontanea che sopravvive agli incendi ricacciando dalle ceppaie dopo ogni evento. Unite al castagno, soprattutto lungo il torrente del Reto troviamo in consociazione anche frassino orniello ed altre varietà botaniche di ripa
Settima stazione botanica – La Casaccia
Il Bosco misto e una vecchia vigna
Attorniata interamente da pineta di pino marittimo, la località prende il nome da una casa mai abitata circondata da una vigna e da un boschetto di essenze forestali miste. Dopo l’incendio è iniziata la fase ricolonizzativa che vede l’ex vigna, invasa da essenze di sottobosco e rare piante relitte di viti e il boschetto caratterizzato da una consociazione di essenze forestali degradate dal fuoco, ma in fase di ripresa.
Ottava stazione botanica – Selve di Giovannone
I Castagni e Il Bosco misto
Quest’area ospitava prima del 24-09-2018, una colonia relitta di selve di castagni che insieme alla già nominata vigna di Teodozio, anticamente ospitava un raggruppamento di castagni coltivati. Queste selve, adiacente all’antico romitorio di Santa Alessandria, ospitava anche un fitto sottobosco di aghifoglio, unica colonia dell’intero territorio comunale. Le poche piante residuali di castagno relitte, anche a causa di recenti malattie fungine, antecedenti all’incendio, non detengono più le caratteristiche di pianta coltivata, ma bensì di vegetazione spontanea. L’ aghifoglio attualmente si trova in fase di ricostituzione, ma soffre della mancata copertura delle piante di alto fusto.
Nona stazione botanica – Santa Alessandria
La Vigna e L’Orto
In questa zona sorgeva un antico insediamento religioso sembra dedicato a Santa Caterina di Alessandria che successivamente, dal lessico locale, fu trasformato in Santa Alessandria. Nonostante che da secoli, questa zona, non avesse più mansione religiosa, mantenne la sua funzione agricola con vigna oliveto e orto, anche per la presenza di una piccola sorgente. L’incendio, anche se la zona era già semiabbandonata, ha fatto tabula rasa dell’intero soprassuolo e attualmente sta reagendo con molta fatica.
Stazione numero dieci – Zambra di Montemagno – Pisticci
La Vegetazione di ripa
L’ultima stazione di questo percorso è posta nella parte di fondovalle dove l’incendio ha lambito il centro abitato. In questo luogo il vallino del Reto, dopo aver traversato la località Le Gorgone, origina la Zambra di Montemagno, torrente con nome femminile come l’altra di Castelmaggiore, che, una volta confluite insieme, originano la Zambra di Calci, ultimo affluente naturale in riva dx dell’Arno.
Come in tutte le zone traversate da torrenti perenni anche qui ritroviamo la classica vegetazione di ripa che in questo caso non ha subito grandi danni dal fuoco. Questa zona chiamata Pisticci, ospitava una sorgente pubblica che garantiva l’approvvigionamento idrico alla frazione. Lungo il corso d’acqua sono ancora presenti i vecchi lavatoi e il manufatto per attingere l’acqua potabile, realizzati dal comune di Vicopisano, prima che Montemagno passasse a quello di Calci.
L’ontano nero, la robinia e il sambuco, oltre al rovo, trovano in quest’area il loro classico ambiente di espansione.
Calci luglio 2026 Il redattore Fabio Casella






