CREAZIONE DI UN DISTRETTO DI BIODIVERSITA’ VITICOLA DEI MONTI PISANI. Resoconto sul Seminiamo Saperi On-Line, 23 Maggio 2020.

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Il Prof. Fabio Menacarelli e Sirio Bonanni discutono delle pratiche vitivinicole del passato a Montemagno.

CREAZIONE DI UN DISTRETTO DI BIODIVERSITA’ VITICOLA DEI MONTI PISANI

presentazione di Fabio Mencarelli

Il concetto di ES (Eco Service) è stato creato per mostrare i benefici che gli ecosistemi naturali generano per la società e per aumentare la consapevolezza della biodiversità e della conservazione degli ecosistemi

Biodiversità – Colture di olivi e vigneti allevati a Alberello a Pantelleria

Forme di allevamento tradizionali:

La biodiversità ha conferisce resilienza agli eventi disastrosi, come si può osservare confrontando oggi il territorio caratterizzato da biodiversità con quello monocolturale percorsi dall’incendio del 2018:

Proposta di creazione di un biodistretto associativo a Calci

  • L’idoneità di un territorio a diventare un Bio-distretto è caratterizzato da un valore ambientale, fragilità ambientale, biodiversità agricola, uso improprio del suolo, pressione antropica.
  • Un distretto di biodiversità viticola dovrebbe avere il vigneto come fattore economico trainante di altre produzioni come erano una volta: ciliegie, gelsi, ortaggi, allevamento ovino/caprino. Il tutto in un’ottica produttiva di tipo biologico e di sostenibilità ambientale, quindi della responsabilità civile che il monte è di un bene comune
  • Per la produzione di vino la cantina potrebbe esser un bene comune (custom crash) dove tutti i produttori di uva possono chiedere di aver vinificata l’uva, imbottigliata etichettata o no, dietro il pagamento del servizio.

L’AIAB è un’organizzazione no-profit che da oltre 25 anni promuove il modello biologico per la gestione etica, sostenibile ed ecologica dei territori.

L’Associazione opera anche per la realizzazione di reti mediterranee e internazionali di Bio-Distretti e collabora attivamente con l’Unione Europea all’attuazione di campagne di promozione delle produzioni biologiche.

Il biodistretto è un’area geografica, naturalmente vocata al biologico, dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse, partendo dal modello di produzione agricola. Fondamentale è quindi la partecipazione dell’amministrazione comunale che sostenga l’iniziativa di tutti i portatori di interesse dell’istituzione del BIODISTRETTO DELLA VALGRAZIOSA!

https://aiab.it/nasce-ufficialmente-la-rete-nazionale-dei-biodistretti-aiab-lunico-marchio-garantisce-la-valorizzazione-dal-basso/


“…Se anche Sirio e Romolo facessero qualche disegnino dei diversi modi di potare le viti li metterei qui… potatura a V (viste a Bolzano da Sirio durante il militare), Pari con alzata, filari a Capotorto, e recentemente a Cornicchiolo (più veloce perché senza legature ma presumibilmente con meno produzione).”

ECCO INFATTI QUALCHE APPUNTO SULLE POSSIBILI COLTIVAZIONI DELLA VITE SECONDO SIRIO BONANNI:

Potatura a Cornìcchiolo

La potatura a cornìcchiolo ha un ciclo di 3 anni. Ha il vantaggio di una estrema sistematicità. Dalla vite maestra si lascia un capo maestro estendersi lungo il filare, assicurato ad un cavo di sostegno col “vettino” di salice (le moderne fascette di plastica estensibile hanno il vantaggio di durare più anni mentre il vettino va sostituito ogni 1 o 2 anni). Gli anni successivi si poteranno a marzo tutti i tralci che si sono dipartiti lasciando che rimangano due “occhi” per ogni tralcio. Il capo maestro presenta dopo il trattamento diversi “cornìcchioli” che sarebbero i moncherini dei tralci recisi (da cui il nome di potatura a cornìcchiolo). Fa eccezione il primo tralcio in prossimità della vite maestra che va lasciato crescere. Al 4° anno, nella fase del rinnovo, quando il vecchio capomaestro viene reciso, il primo tralcio in prossimità della vite diventa il capomaestro di rinnovo e così via.

La Pergola

Nella vite a pergola ogni anno si fa estendere uno o due tralci in più in modo da avere dopo 4 anni, circa 5 capi che si dipartono dalla vite maestra. Il procedimento del rinnovo è lo stesso della potatura a cornìcchiolo, cioè va lasciato un tralcio, quello più vicino alla vite, che andrà a sostituire il capo vecchio. La pergola che era il sistema tipicamente utilizzato a Montemagno, è costruita in modo che abbia uno “spiovente” e sia più alta la parte rivolta a sud. In altre località si trovano pergole a V, cioè con le viti centrali e un doppio spiovente che sale allontanandosi da entrambi i lati.

Potatura a Pendìa o Capotòrto

La potatura a pendìa o capotòrto ha il capomaestro che cala dalla vite maestra e viene fissato al cavo di sostegno. Il primo tralcio in prossimità della vite maestra sarà quello di rinnovo. La potatura a pendia o capotorto ha anche una seconda tipologia che prevede che i capimaestro siano due, uno allineato al callare e al fosso, sul filare o la filata, che dir si voglia, e uno perpendicolare ad essa, verso il campo. Sirio sottintende che le viti siano su un confine segnato da un fosso fiancheggiato da un camminamento o callare. Callare ha però anche significato di ponticello sul fosso di confine, il che può portare a delle ambiguità.

Potatura a Alberello

La potatura a alberello, che è una tecnica siciliana, prevede che la vite sia fatta crescere in una buca e protetta dal vento principale da un muretto o una barriera fisica di qualche tipo. i tralci sono lasciati sviluppare come rami di un albero e rinnovati ogni quanto? “Ogni quando ci vòle!”

Vigna a Albero

Un’altro modo di coltivazione della vite è quello a albero, usato in Campania dove, ad esempio, vengono fatte pascolare le mucche. Un sistema quindi di agroforestazione. Le viti si sviluppano molto in altezza e sono direttamente sostenute da alberi (maritate) o da cavi tesi tra alberi. Non viene effettuata potatura ma, per contro, la vendemmia è fatta salendo su una scala.

Breaking news (22/06/2020)

Fabio Mencarelli, guidato da Sirio, ha fatto fare le analisi genetiche su un vitigno antico individuato a Montemagno e il risultato è che la varietà conosciuta come “Dorace” o “Settembrino” (che ha preceduto l’arrivo di altri vitigni, Trebbiano, Teròrdico o Teròldego, Coloretto o Colorino), qui in monte è il “Bonamico”. Essa è diffusa sui Monti Pisani, ma non è molto utilizzata altrove; si dice sia molto vicina alla Vitis silvestris, la vite presente in Italia prima della domesticazione.


I toponimi delle aree più elevate nella valle di Montemagno, sia ufficialmente riconosciuti nella cartografia che utlizzati in paese, rivelano l’uso a vigna che ne è stato fatto nel passato (dai Tre Pini in su gli appezzamenti sono: La Vigna di Cecchella, la Vigna di Ostilio, la Vigna delle Felci, la Vigna di Teodozio, la Vigna della Mei, …) mentre adesso sono in parte a olivo ma per lo più a pino (ora bruciato ma sta rioccupando le sue aree). Questi terrazzamenti di quota più elevata sono stati realizzati probabilmente da metà del ‘800 fino alla vigilia del primo conflitto mondiale. La sostituzione della coltura della vite con quella dell’olivo è probabilmente stata spinta dalla recrudescenza della filossera.
Le ultime Cantine di vinificazione sono state quelle del Ciabatti in Venezia di Montemagno che erano sia in pietra che in cemento che in legno.

La fillossera (link Wikipedia) in una vignetta del settimanale britannico Punch, 6 settembre 1890. [Pubblico dominio]