Incontro IPMWorks 25 maggio

il giorno 25 maggio si è svolto un incontro del gruppo di agricoltori aderenti al progetto IPMWorks sulla gestione integrata delle infestazioni.

Con il supporto dei relatori, la ricercatrice Dott.ssa Elisabetta Gargani e il Sig. Paolo Granchi del consorzio Terre dell’Etruria, è stato affrontato il tema riguardante il Controllo della Mosca Olearia, sia da un punto di vista tecnico scientifico che agricolo operativo con particolare attenzione alla lotta integrata senza l’utilizzo di fitofarmaci.

Durante l’incontro sono stati dati cenni generali sui principali metodi d’intervento per il controllo della mosca olearia: beauveria bassiana(fungo), rame, polveri di roccia. Il focus sulle polveri di roccia (caolino, bentonite, zeolite, basalto) sembra confermare l’efficacia della zeolite come alternativa al caolino, che comunque resta uno dei prodotti più utilizzati.

I due relatori concordano nel sottolineare l’importanza della continuità dei monitoraggi e delle buone pratiche di prevenzione dell’infestazione da mosca olearia per tutto l’anno e non limitatamente ai periodi della fruttificazione dell’olivo. In particolare l’efficacia massima dei trattamenti con le polveri di roccia si ha quando questi vengono eseguiti molto precocemente, nella prima metà del mese di giugno.

Anche se in modo esemplificativo e non esaustivo, si è toccato il tema dei costi dei trattamenti con polvere di roccia in sinergia con rame, trappole e fitofarmaci.

Un breve accenno è stato fatto anche sull’utilizzo degli oli essenziali come l’Eucalipto ma ad oggi non ci sono dati scientifici sufficienti sull’efficacia e sul metodo di applicazione.

Durante il dibattito finale è tuttavia emersa la difficoltà nell’applicazione dei trattamenti con polvere di roccia sul territorio del Monte Pisano, caratterizzato dal sistema terrazzato che limita fortemente l’utilizzo di mezzi meccanici per lo spargimento delle polveri in modo omogeneo sulle piante di olivo, infatti sembra quasi indispensabile l’utilizzo di attrezzature che riescano a spargere delle polveri di roccia sulla totalità della chioma della pianta. Tale operazione infatti solitamente avviene con un trattore con erogatore collegato alla presa di forza. Resta pertanto di primaria importanza la ricerca di una metodologia agroecologica concepita ad hoc per l’olivicoltura su sistema terrazzato a fasce strette come quello presente sul Monte Pisano.

Personalmente ritengo che, qualora l’olivicoltura sul Monte Pisano venga praticata allo scopo di generare reddito, è necessario convertire la coltivazione mono culturale dell’olivo inserendo altre colture autoctone che possano arricchire, evolvere e trasformare il sistema terrazzato, come ad esempio la piantumazione di piante aromatiche e officinali oltre alla valorizzazione delle erbe spontanee edibili verso le quali vi è un rinnovato interesse.

Davide M. (http://www.agroecologiacalci.it/ https://www.instagram.com/gocciaagocciaagrens/)

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