Nella vita di un’associazione esistono dei giorni speciali che vengono programmati in anticipo, di cui nessuno può prevedere il risultato.
Uno di questi giorni è stato ieri. Lo Sportello ha festeggiato l’olio della Repubblica con la Merenda nell’Oliveta 2026, che è un’iniziativa promossa dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio e che quest’anno coincideva con l’ottantesimo anniversario della Repubblica.
L’evento ci faceva presagire un pomeriggio particolare ma nessuno di noi avrebbe potuto prevedere che divenisse così magico e ricco.
L’agroecologia è anche un’ecologia di scambio umano e per questo dobbiamo assolutamente ringraziare le persone che hanno collaborato, aiutato e regalato il loro sapere ed il loro tempo.
Fra i primi ringraziamo Tommaso e Virgilio Nardi dell’azienda agricola Cheyenne, con i quali abbiamo organizzato l’evento, Anna e Stefano, persone preziose che leggono per gli anziani, i bambini, per chi non può e per chi ne ha bisogno, ci hanno emozionato ed incantato facendoci riscoprire i valori e la speranza della lettura e dell’ascolto (L. Milani –Lettera ai cappellani militari, letto per noi da Virgilio, G. Rodari – Promemoria – Signor Sindaco – La parola piangere, I. Calvino – Marcovaldo ovvero le stagioni in città e S. Benni – Pane e Tempesta), ed infine Stefan Nowak che, con le sue note leggere e sospese, ci ha condotto verso il tramonto facendoci credere di volare.
Grazie ai vecchi e ai nuovi associati, agli amici, ai presenti e agli assenti che avrebbero voluto partecipare e non hanno potuto. Grazie all’assessore Fabio Mencarelli e alla nostra Sindaca Valentina Ricotta (CONGRATULAZIONI!), che ci hanno fatto visita nonostante la giornata elettorale in corso.
E’ stato bello far merenda con tutti voi.
Ecco un breve video di Stefan ed il testo di uno dei brani che sono stati letti.
Se volete sentire la registrazione di tutti i brani che Stefan ha suonato per il parco potete cliccare qui
Da Il libro degli errori di Gianni Rodari:
Una sera il professor Grammaticus correggeva i compiti dei suoi scolari. La domestica gli stava vicino e lavorava ininterrottamente a far la punta alle matite rosse, perché il professore ne consumava moltissime.
A un certo punto Grammaticus dette un grido altissimo e balzò in piedi con le mani nei capelli gridando:
-Bollati! Bollati!
-Che cosa ha fatto ancora il signorino Bollati? – Domandò la domestica. Essa ormai conosceva tutti gli allievi per nome e cognome, sapeva quali fossero gli errori preferiti di ciascuno, e non ignorava che gli errori di Bollati erano sempre terribili.
– Ha scritto < > con la lettera minuscola. Ah! Ma questa volta lo denuncio ai carabinieri. Posso perdonare tutto a tutti, ma non una simile mancanza di rispetto per il proprio paese.-
– Già- disse la domestica con un sospiro.
– Che cosa vorresti insinuare con quel <Già > ?
– Signor professore, una povera domestica come me, cosa vuole che sappia insinuare. È già tanto se so temperare le matite.-
– Però hai sospirato.-
– Da un certo punto di vista sì. A guardar bene…-
– Sicuro! – urlò il professore. – Ora starò qui a guardare questa minuscola, e a forza di guardarla diventerà maiuscola da sola. Dammi quella matita, ci voglio fare tre fregacci rossi di quelli storici.
– Dicevo, – riprese con pazienza la domestica,- che forse il signorino Bollati ha voluto alludere…-
– Sentiamo, sentiamo. Siamo alle allusioni, adesso. Presto saremo alle lettere anonime.
A questo punto la domestica, che aveva il suo orgoglio, si alzò, si scosse dal grembiale il truciolini della matita e disse:
-Lei non ha bisogno del mio parere. Buonasera.-
-No, aspetta, parla. Sono tutt’orecchi. Ma parla, di’ chiaramente il tuo pensiero.-
-Insomma, non si offenda. Forse che non c’è un’Italia piccola, minore, dimenticata da tutti? Certi paesini dove non c’è il dottore, non arriva il telefono… Certe stradine dove possono passare solamente i muli… certe povere case dove bambini, galline e porcellini dormono tutti insieme per terra…-
-Ma cosa vai dicendo?-
-Mi lasci finire. Io dico che c’è, quest’Italia minuscola: quella dei vecchi a cui nessuno pensa, dei ragazzi che vorrebbero studiare me non possono, dei villaggi dove sono rimaste solo le donne perché gli uomini sono emigrati tutti…-
Il professore, stavolta, ascoltava in silenzio.
-Ecco, forse il signorino Bollati pensava a queste cose, a questa gente, e non se l’è sentita di dare la maiuscola a…-
-Ma è proprio questo l’errore! – sbottò Grammaticus – C’è. C’è ancora questa italia piccola, ma io trovo che sarebbe ora finalmente di dare le maiuscola anche a lei.-
La domestica sorrise:
-E allora faccia così: ci metta la maiuscola. Ma non ci faccia i tre fregacci. Apprezzi le buone intenzioni del signorino Bollati.-
Chissà poi se le aveva queste buone intenzioni…
La domestica tornò a sedersi, sorridendo. Era sicura ormai di aver salvato un bravo ragazzo da un brutto voto e, chissà, dagli scapaccioni di un babbo nervoso. E riprese tranquillamente a far la punta alle matite.














